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LinkNellaGrotta6月13日 Aspettando Godot...(ma con una macchina fotografica in mano)Ieri avrei voluto avere un cavalletto, uno per la macchina e uno per me. Milano è una città molto grande, a volte troppo grande. Finisce che ti perdi da qualche parte senza sapere dove andare, così cammini lentamente, invisibile, cercando da qualche parte, senza ammetterlo, di voler inciamparti addosso, presentarsi e chiederti di prendere qualcosa di caldo con me. E se non ti avessi mai vista e conosciuta? Cosa ti avrei mai potuto dire? A volte penso che l’ingenuità mi avrebbe fatto dire cose imbarazzanti come: Ciao, ci siamo già visti da qualche parte? E se tu mi avessi risposto di si?
La pioggia ammorbidisce il cemento, ordina agli ombrelli di aprirsi, alle luci di brillare, alle ombre di uscire e allungarsi. I passi sembrano più lunghi, i ritmi più lenti, i rumori più ovattati. Ci sono attimi che sembrano sospesi, interminabili, piccole bolle di sapone verso una piccola esplosione che non arriva mai. Incuriosito seguo le luci, annuso il tuo passaggio, mi guardo intorno con i tuoi occhi, cammino sopra i tuoi passi, cerco la tua curiosità.
Ma poi la pioggia finisce e torna milano. Una donna con una minigonna e un rossetto spesso con una pennellata si affaccia alla porta di un bar gridando “TROIE”, le amiche si girano e ridono. Due ragazzi con il cavallo dei pantaloni che arriva alle ginocchia sussurrano “bella figa” , un uomo su una macchina più grossa di un furgone assume una posa grafica sporgendosi dal finestrino con un braccio cercando di farsi notare ma senza guardare. Sono in tanti, scorrono come il naviglio vicino. Vedono, ma non si guardono in faccia. Parlano, ma non si ascoltano. Si profumano, ma non odorano. Si accalcano, ma non occupano volume.
Mi fermo a guardarmi intorno, e fermandomi attiro l’attenzione. Un cane si avvicina ad annusarmi e la padrona lo trascina via. Un tram passa silenzioso, magari il tram che hai rubato per una frazione di secondo. Ma non ti vedo, non so dove sei. Ci voleva un bacio, anche uno piccolo, che segnasse il tempo trascorso, che mi rassicurasse come i guardiani notturni rassicuravano le strade gridando “Sono le 22:00 e tutto va bene”.
Il Tram passa, e poi un altro ancora, ma non ti trovo. Una luce mi fa voltare, è nascosta in mezzo a tante altre più colorate e tutte in vendita. Piccoli cartoncini tutti attorno assicurano grande qualità e convenienza, risparmio e soddisfazione. Cartoncini più grossi cercano di alzare la voce poco distante, promettendo piaceri ancora più intensi, e poi ancora sempre più grossi, più di un uomo, più di una casa. Ne guardo un paio, sorrido.
Le cose importanti sono invisibili agli occhi. Qualcuno mi vede ridere guardando una vetrina, da solo. Si scosta e cambia marciapiede. Mi siedo e ti aspetto.
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